MAL DI FREDDO

Il freddo

Il freddo non rientra fra i rischi cosiddetti obiettivi.

 

Tuttavia deve essere temuto perché si compiace di giocare contropiede rispetto alla logica. Può far male, molto male. E fa anche paura. Tuttavia....

 


INTRODUZIONE

Un'aria da duvet

Il freddo vince sempre

Isolamento, leggerezza, polivalenza

Uno sbarramento di fronte alle aggressioni

La tabella di Windfield

Strati supplementari


Introduzione

 

Il freddo

Autore: Daniel Léon
Tradotto dalla rivista "Verticalroc Équipment"

Edizioni: Glénat Presse - Grenoble

Il freddo non fa parte dei cosiddetti rischi obiettivi. Tuttavia deve essere senz'altro temuto perché si compiace di giocare in contropiede rispetto alla logica. Può far male, molto male. E fa anche paura.

Tuttavia se ne conoscono i meccanismi, e contro di lui si è capaci di lottare.

Perciò, per una volta, spalanchiamo la porta al freddo. Dopo aver letto l'articolo potrete sbattergliela ben forte contro il naso.

"Questo freddo penetrante delle montagne, che gela il sangue e paralizza le membra": perfetta definizione del freddo così come lo prova l'alpinista. Si deve questa citazione a Guy de Maupassant, che tuttavia trascorse la maggior parte della sua esistenza nel cuore della Normandia povera di rilievi _ e con temperature miti, nonostante l'opinione diffusa.

Perché si sente il freddo? O perché si prende freddo ? Non si tratta affatto della medesima cosa.

Il freddo non si preannuncia. Dal freddo non si guarisce. Eppure dal freddo si crede di potersi esimere, invece il freddo obbliga alla saggezza. Una saggezza che gli si addice ben poco, tanto esso si manifesta con violenza, ignominia. Già si sarebbe disposti a piegare il groppone, e invece no, quel furbastro aggiunge del nuovo chiamando i suoi complici. Complotta, e i suoi gregari di malaffare rimangono per pretendere i nostri resti. Sovente pascolano attorno, e sono ben conosciuti: pioggia, neve e vento.

Isoliamoli! Presi uno per uno sono di insigne debolezza e agevolmente governabili.

Facile a dirsi, facile da scrivere. Difficile da vivere. Poiché si tratta di elementi naturali.

Il genere umano non ama affatto sottomettersi di fronte agli elementi, naturali o non. Ciò dipende probabilmente dalla sua natura. Possiede alcune difese naturali; eppure il freddo è forte. Allora l'uomo ricorre ad un altra sua risorsa: cerca, sviscera. Il freddo: OK. La neve: OK. Il vento: OK. Fottutissima equazione.

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Un'aria da duvet

E a forza di lambiccarsi, trova. Trova il duvet, curioso materiale un po' volatile ottenuto appunto spiumando i volatili. Lanugine leggera come la piuma, leggera come il piombo _ ricordate la vostra infanzia? 1 kg. di piuma = 1kg. di piombo? Il duvet che si mette nelle giacche imbottite, nei sacchi da bivacco e che si vendica imprigionando a sua volta dell'aria, a differenza del piombo. Per il nostro benessere, poiché l'aria, che non ha nulla di vuoto, fa da isolamento contro il freddo, nemico giurato.

Sfortunatamente il duvet non può far tutto. Se nei confronti del freddo se la cava, è impotente sotto la pioggia o nella tormenta. L'equazione è risolta solo in parte, e allora l'uomo inventa il sistema multistrato. Procedura tutto sommato abbastanza semplice; consistente nell'interporre ostacoli sul cammino del freddo , della pioggia o del vento, che finiscono per esaurirsi. Il che, per il vento, è il massimo.

Assistito da risposte tecniche, l'uomo deve soltanto darsi da fare. Per le mani guanti, monodito (moffole) con il pollice separato, sottoguanti. Per i piedi scarpe e calzettoni. Per la testa berretti, sciarpe, cappucci.

Per il corpo tute, pantaloni, sotto capi e sovra capi. Per dormire tende e sacchi da bivacco. Ora abbiamo tutte le carte in mano. Vediamo allora come combattere il freddo, alla faccia sua.

Nel multistrato ci sono gli strati. Strati al plurale nonostante l'ingannevole ortografia. Per isolare, salvo in condizioni d'aia asciutta in cui domina il duvet, il sistema multistrato è imbattibile nei capi di abbigliamento, ma lo è pure nelle calzature. Isolare dal freddo comporta in effetti di ritardare il più possibile le conseguenze di un fenomeno irrimediabile. Il corpo umano dal canto suo dispone di un meccanismo: produce energia che apporta calore corporeo. Il motore è il cuore, che irriga tutte le parti del nostro organismo. Carburante sono le calorie, che dipendono da una alimentazione e da una idratazione corrette. Infine, il mantenimento a un buon regime è dato da un ritmo regolare nello sforzo.

Non abbiate dubbi: ciò non basta, anche se questi elementi combinati fra loro permettono di resistere più a lungo. Perché - senza illusioni - il freddo finisce sempre per vincere la partita, soprattutto quando l'intensità dello sforzo diminuisce. Le pause sono i nostri nemici peggiori. Senza entrare nei dettagli molto tecnici diciamo che l'azione del freddo viene rallentata dallo strato isolante, un poco come una curva regolare e più o meno orizzontale di un grafico. Ma quando l'energia fornita è in difetto, anche se l'isolante è efficace, davvero il freddo irrompe. Si entra nella cosiddetta fase di dispersione del calore.

La curva si abbassa di colpo, un po' come quella dell'autonomia di una pila al litio. Il vantaggio maggiore degli strati successivi è evidente: si rimuovono nel tempo gli effetti del freddo, che deve superare diversi strati. Ogni volta che un nuovo strato si presenta, questo funziona come ostacolo nuovo, e ricostituisce l'isolamento, un po' come se il freddo fosse costretto a ricominciare da zero, o quasi.

Ecco perché più strati sottili sono più efficaci di un solo strato di elevato spessore.

Gli specialisti di scarpe e stivali per il grande freddo ( canadesi soprattutto ) l'hanno recepito bene: inseriscono fino a sette strati di isolante nei loro modelli !

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Il freddo vince sempre

 

Ci si protegge dunque dal freddo in due modi: naturalmente per mezzo del calore corporeo; artificialmente con l'aiuto di isolanti termici. La combinazione fra i due fornisce l'energia necessaria per trattenere il freddo a distanza per il tempo di attività. Ma abbiamo visto come il freddo vince, una botta dopo l'altra, ed il guaio consiste nel ritenersi al coperto quando si è in possesso di un equipaggiamento perfettamente idoneo solo sulla carta.

Prendiamo per esempio una scarpa che protegge fino a -50°C _ che - confessiamolo - fa già abbastanza fresco! Se siete ben nutriti e idratati, camminando a un ritmo regolare ( apporto calorico + sforzo = energia dunque calore ) nulla di spiacevole da temere, anche a -50°. Cambia tutto in caso di inattività. Se vi fermate il tempo di sgranocchiare un biscotto o di scattare una foto i rischi sono minimi: il freddo prosegue il suo lavoro come una mina, tuttavia voi non state dilapidando troppo il vostro "capitale calore". Ma se il vostro stop si prolunga, la situazione diventa pericolosa ! A un dato momento, impossibile da valutare sul terreno (ci si accorge troppo tardi di aver freddo ) l'energia prodotta svanisce, il freddo penetra, e c'è la picchiata verso il basso della curva come spiegato sopra. E disgraziatamente non c'è più gran che da fare, dato che uno dei grossi problemi del freddo sta nella sua natura irreversibile: se restate fermi come siete sentirete il freddo con le vostre scarpe a -50° anche se la temperatura risalirà a -30°, oppure a -20° .

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Isolamento, leggerezza, polivalenza

 

Ripartire con ritmi più sostenuti per compensare il freddo può a rigore funzionare se si agisce così fin dai primi segni di intorpidimento. Ma il rimedio può essere peggiore del male: state per sudare maggiormente senza poter lasciare evaporare - asciugare correttamente, state per affaticarvi e stressarvi, e per dimenticare di idratarvi.

Di conseguenza il cuore reagisce irrigando meno le estremità _quadratura del cerchio. In breve, c'è una soluzione sola: evitare di spingervi fin là conoscendo sia pure al minimo le regole del gioco.

Il multistrato si è affermato nell'abbigliamento ancora di più grazie a caratteristiche particolari adatte agli sport di montagna a basse temperature: isolamento, leggerezza e polivalenza.

In effetti, per il tessile, si tratta di vera e propria ottimizzazione del sistema usato per le calzature, che di frequente consiste nel sovrapporre diversi strati del medesimo isolante. Per il vestiario questo non funziona: potete indossare 4 o 5 giacche in Gore-tex ( circa 10.000 franchi ) e vi impastereste in meno di due !

Presi singolarmente i tre strati della versione standard più diffusa ( capi intimi termici, pile et antivento iper traspiranti ), sono pressoché inutili. Fatta eccezione forse per il pile in determinate condizioni, ossia in caso di assenza di vento e di precipitazioni.

Come funziona questo multistrato vero e proprio e perché è efficace contro il freddo ? Lo si dimentica, ma anche a -50° ed anche se lo sforzo è leggero, si traspira: occorre sempre questa produzione di energia per lottare conto il freddo.

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Uno sbarramento di fronte alle aggressioni

 

Beninteso, questa eliminazione si fa sotto forma liquida, ed è vitale che l'umidità non resti a contatto con la pelle, altrimenti il raffreddamento è garantito. La prerogativa del capo intimo termico, il primo strato a contatto della pelle, serve ad allontanare il sudore in tutta fretta. Lo strato intermedio, in genere di pile , è il più caldo, eppure dispone altrettanto di proprietà di traspirazione e di asciugatura rapida.

Ricevitore dell'umidità emessa dal primo strato, questo la svuota meno rapidamente, però la diffonde verso l'esterno e, in definitiva, non la trattiene troppo a lungo. Lo strato esterno favorisce anch'esso la fuoruscita poiché respira. Esso non è caldo, tuttavia chiude il circuito al meglio facendo sbarramento alle aggressioni: pioggia, neve e soprattutto vento, fattore quest'ultimo aggravante il freddo.

C'è un aspetto che merita un approfondimento. Il vento non cambia per nulla la temperatura ambiente.

Se il termometro segna -15°, che il vento soffi a 120 km/h oppure a 2 km/h fanno sempre -15°.

D'altro canto il corpo risente fortemente di quello che si chiama effetto eolico. Per esempio, sotto -5° e 9 km/h di vento l'organismo si comporta come se facesse in realtà -7°. Niente di catastrofico. Ma sempre sotto -5°, se il vento soffia a 81 km/h si passa a -28° _ ultimo esempio eloquente: se fa -20° con un vento di 45 km/h, è come se facesse -47° ! Troverete qui a fianco una tabella con le temperature adattate in funzione dell'effetto eolico.

Immaginate le conseguenze qualora l'effetto eolico si riversasse direttamente sulla pelle nuda. Certo, si gironzola nudi assai di rado a -15° o a -20°, tuttavia alcune parti del corpo possono restare esposte senza protezione. Ê il caso del volto ( a lungo ), delle mani ( per il tempo, in genere breve, di certe operazioni ), così come di parti intime della nostra anatomia ( per rispondere a un appello urgente, il che può variare fra il fulmineo e l'abbastanza prolungato.

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La tabella di Windfield

Vento Km/h

Temperatura esterna

 

10

5

0

-5

-10

-15

-20

-25

-30

 

Temperatura adattata in funzione del tempo

0

10

5

0

-5

-10

-15

-20

-25

-30

9

9

3

-2

-7

-12

-18

-23

-28

-33

16

4

-2

-8

-14

-20

-26

-32

-38

-44

23

2

-4

-11

-18

-25

-32

-38

-45

-52

34

0

-7

-14

-21

-29

-36

-43

-50

-57

45

-2

-9

-17

-24

-32

-39

-47

-54

-61

56

-3

-11

-18

-26

-34

-42

-49

-57

-64

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Strati supplementari

Per finire in tema di multistrato, bisogna dire che questo mezzo è eccellente perché premunisce contro il freddo in quanto gli strati sono complementari fra loro. Altro vantaggio la polivalenza. Si può volendo togliere o aggiungere strati secondo l'evoluzione meteorologica, il che è impossibile con una copertura unica ( duvet ). Sì, perché indossare troppo vestiario e aver caldo eccessivo nasconde un effetto paradossale: una traspirazione eccessiva, una evacuazione troppo lenta ed è già colpo di freddo. Infine, il multistrato è piuttosto leggero considerate le molteplici proprietà. Il più delle volte tre strati bastano per affrontare il freddo delle nostre regioni, inverno compreso. Nei casi più estremi si possono adottare versioni più pesanti, o aumentarne il numero.

Noi preferiamo questa seconda opzione: nel caso dei freddi più rigidi un capo intimo termico di spessore (che grava meno in peso ) e due pile medi sono meglio di uno strato solo consistente.

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Notizie tratte dal sito Montagna Sicura.